Carrà, la leona vuelve a rugir
¿Qué debería hacer una chica que quisiera convertirse en conductora? Estudiar cómo ser Raffaella Carrà. Ella, más moderna que cualquier grupito de señoritas con las gomas al aire. En calidad de anfitriona de «Carràmba che fortuna», que debutó el miércoles por Raiuno, reivindica su femineidad al rodearse de cuarenta hermosos muchachotes («miden dos metros», que Dios los bendiga) para que las mujeres en sus casas se embellezcan la vista. Entre otras cosas: el programa está combinado con la Lotteria Italia, lo cual puede privarlo del ritmo característico de este tipo de espectáculos. De todas formas, la esperanza de ganar alguna suma de dinero puede siempre aumentar la audiencia. ¿De qué se ocupa Raffa? Explica el objetivo del juego, que es ganar con la compra de los billetes; semplifica, no lo hace pesado, se lo saca de encima. Y bueno, será que la televisión nos está malacostumbrando, pero ver a la Carrà que abre su propio programa vestida de dorado, eternamente fiel a sí misma, cantando «Com'è bello far l'amore da Trieste in giù... Tanti auguri, vruum» fue más que regenerante.
El programa bien podría haber terminado ahí: la canción, el juego, los chicos, algunos toques clásicos de Boncompagni, Panariello en forma y Del Noce en primera fila. Pero siguió adelante. Remarcando, y esto siempre es un placer, la belleza del Museo del Cine de Torino, donde Renato Zero sorprendió a una fanática. Mientras la Carrà se manifestaba, con compostura y revelación, en pantalla grande, cual holograma, él aparecía en el ascensor de cristal de la Mole [Nota: la Mole Antonelliana, monumento de la ciudad], para acompañar a la señora Pina a ver Torino desde lo alto. Carràmba qué gran suerte. Cinco millones 768 mil espectadores.
Traducción: Natalia inartecarra@gmail.com
Texto fuente: Alessandra Comazzi, La Stampa, 18.09.2008
Intervista a Raffaella Carrà sulla sua Romagna
Le veline passano, la Raffa nazionale resta. E all'orizzonte, non e apparsa ancora nessuna show-girl in grado di emulare la mitica Carrà e di prendere il suo posto. Mitica, inossidabile.
Da profetessa del "Tuca Tuca" ad antesignana della disco-dance made in Italy (la sua "Rumore" è ballata ancora in quasi tutte le parti del globo) e da regina delle "carràmbate" a dispensatrice di "sogni"; la signora Pelloni (questo, il suo vero cognome) da Bologna, ha avuto il merito di rivoluzionare il ruolo della donna in tv, passando da soubrette e cantante, a conduttrice e giornalista (ricordate le sue interviste a politici e personaggi di spicco nel suo "Pronto, Raffaella"?). Più recentemente, con la trasmissione "Amore", ha fatto conoscere a tutti gli italiani la gioia di adottare un bambino a distanza
L'icona Carrà, idolo trasversale, ha contagiato veramente tutti. E così, mentre Fabio Canino (con Roberto Mancinelli) le ha da poco dedicato un Raffabook, Tiziano Ferro tesse i suoi elogi nella gettonatissima "E Raffaella è mia". Veramente imperscrutabili le ragioni di questo successo senza precedenti "sarà che noi emiliani abbiamo dei geni che ci aiutano ad essere concreti e ad avere sempre gli occhi ben aperti su chi ci vuole bene. Ma hanno giocato a mio favore anche l'impegno e l'avere trovato persone che hanno creduto in me", esordisce Raffaella che accetta di tuffarsi nel mare dei ricordi con grande trasporto emotivo.
Emiliana di nascita, ma romagnola d'adozione..
«Beh, diciamo che ho l'Emilia Romagna nel sangue tagliata in verticale: papà emiliano e mamma di Bellaria. I primi anni di vita li ho vissuti a Bologna, in una villetta in via dei tessitori, dalle parti di Porta Saragozza. Erano i tempi in cui studiavo danza al teatro Comunale».
Chi è stato il primo a credere in lei?
"Mia nonna Andreina, bellariese doc. E pensare che io volevo fare la coreografa al concerto di Zero e lavorare dietro le quinte. La nonna, gestiva a Bellaria il bar "Nuovo Fiore", una specie di caffè concerto dove si esibivano anche dei musicisti. Aveva la musica nel sangue, era bravissima a suonare il violino. A lei piaceva fare un po' la talent-scout. E' stata la mia prima fans. Pensate che in quel bar si esibiva anche un giovanissimo Gianni Morandi, non ancora sfiorato dal successo».

Come ricorda quel Periodo?
"Con grande gioia. Mio fratello Enzo (scomparso nel 2004 ndr) ed io, trascorrevamo sempre le vacanze a Bellaria, dove vivono ancora i miei cugini, tra i quali Nadia che gestisce un negozio. Dopo bagni di sole e tante nuotate, la sera si andava in discoteca. Non posso dimenticare quella volta che portai nonna
Andreina con la mia Cinquecento, a vedere Renato Zero all' "Altro Mondo" di Rimini. Si era innamorata di Renato, lo adorava. Era avanti, mia nonna».
Torna spesso in riviera?
«Sì, ce l'ho nel cuore. Vengo soprattutto nel periodo autunnale a trovare i miei parenti. I romagnoli hanno conservato le loro peculiarità di persone forti, concrete. A proposito, vorrei fare un appello anche a loro. se potete, adottate un bambino a distanza. lo ne ho adottati nove»
Quando va a trovare i suoi figli adottivi?
"Sono sempre in viaggio, tra Filippine, Congo, Pero e Guatemala. Cerco di monitorare continuamente la situazione. Inoltre,vado ad incontri nazionali con le onlus che si occupano di questo nobile progetto"
Raffaella, ce lo confessi, qual è il segreto del suo successo?
"Forsè è proprio nelle mie origini. L'Emilia- Romagna mi ha insegnato a costruire e ad impegnarmi tanto, nella vita, per ottenere un risultato"
Intervista realizzata da Luciano Manzotti
RiminiBeach.
Foto: Flickr.com
Pocos días antes del comienzo de SOGNI, en febrero de 2004, Sergio Japino, ex bailarín, coreógrafo, y director de los programas conducidos por Raffaella desde 1988, decía...
¿Cómo es trabajar con Raffaella? Para mí es normal, porque lo hago desde hace treinta años. Es como tener una Ferrari y saber que podés acelerar al máximo. Muy pocas veces la vi en situaciones difíciles y siempre logró superarlas pronto. Con ella no podés desviar la atención. Se mueve continuamente, no piensa en las cámaras, improvisa. Algunas veces fui yo quien se desorientó. Me emocionaba durante 'Carràmba'. Ojos llorosos, nudo en la garganta: en esos momentos me era imposible dirigir las cámaras, simplemente hacía indicaciones con el dedo. Quise acompañarla también en este proyecto porque me fascina la idea de cumplir los sueños que las personas llevan dentro de sí. Lamentablemente no puedo estar en exteriores: tengo muy poco tiempo libre. En lo que respecta a mi sueño: me considero afortunado porque pude realizarlo. Bailar. Lástima que a fuerza de caídas, lesiones y fracturas, camino con algunas dificultades.
Sergio Japino, Sorrisi&Canzoni TV, febrero 2004

Traducción: Natalia C. inartecarra@gmail.com
Foto: Sorrisi.com
Hace tres semanas hacía referencia al término "carrambata" (click para leer), el cual fue incluído oficialmente en la edición 2008 de algunos diccionarios italianos como neologismo originado en los medios de comunicación y ampliamente usado por la gente.
En la edición de hoy, Il Resto del Carlino de Rimini da prueba fehaciente de ello.


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